Quindici anni fa la raccolta differenziata era, in gran parte d'Italia, poco più di una promessa. Oggi è una delle trasformazioni ambientali più rapide e misurabili della storia recente del Paese: ci sono città di provincia che superano il 90% di rifiuti differenziati e grandi metropoli che hanno quasi raddoppiato le proprie percentuali in un decennio e mezzo.
In questa analisi mettiamo in fila i dati ISPRA sulla gestione dei rifiuti urbani, disponibili comune per comune dal 2010 al 2024: chi ricicla di più, chi è rimasto indietro, chi produce meno rifiuti in assoluto e perché i comuni turistici sembrano produrne quantità enormi. Il quadro copre oltre 7.700 comuni italiani e racconta una geografia in pieno movimento, dove il vecchio divario Nord-Sud si sta ribaltando in modi inattesi.
Il decennio della differenziata
Per capire quanto sia cambiata l'Italia dei rifiuti basta guardare la traiettoria delle sue città più grandi. Milano nel 2010 differenziava il 33,8% dei propri rifiuti urbani; nel 2024 è arrivata al 63,3%, a un passo dall'obiettivo europeo del 65%. È un risultato eccezionale per una metropoli da oltre un milione di abitanti: poche grandi città europee di queste dimensioni possono vantare numeri simili.
La svolta milanese ha un nome preciso: la raccolta porta a porta dell'umido, estesa a tutta la città tra il 2012 e il 2014. Nei dati si vede benissimo: la percentuale passa dal 36,8% del 2012 al 49,9% del 2014, un balzo di tredici punti in due anni. Da allora la crescita è continuata più lentamente, segno che l'ultimo miglio, dal 60% al 70%, è il più difficile da percorrere.
Milano: raccolta differenziata 2010-2024
Percentuale di rifiuti urbani raccolti in modo differenziato a Milano, dati ISPRA
Roma insegue, con il passo di una capitale
La traiettoria di Roma racconta una storia diversa. Nel 2010 la capitale differenziava appena il 21,1% dei rifiuti; nel 2024 è arrivata al 48%, più che raddoppiando. È un progresso reale, ma il confronto con Milano resta impietoso: quindici punti di distacco e una curva che negli ultimi anni ha rallentato visibilmente, oscillando tra il 43% e il 48% dal 2018 in poi.
Le ragioni sono note: un territorio comunale vastissimo, un sistema impiantistico cronicamente insufficiente e una raccolta stradale che in molti quartieri non è mai diventata porta a porta. Eppure i numeri assoluti danno la misura della sfida: nel 2024 Roma ha gestito oltre 1,6 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, quasi 600 chilogrammi per abitante. Ogni punto percentuale guadagnato dalla capitale vale, in tonnellate, quanto la differenziata di intere province.
Roma: raccolta differenziata 2010-2024
Percentuale di rifiuti urbani raccolti in modo differenziato a Roma, dati ISPRA
Le città ricicline: chi supera il 90%
Se si guardano solo i comuni con più di 20.000 abitanti, dove la raccolta differenziata è organizzativamente più complessa, la classifica dei ricicloni premia l'Italia delle città medie. In testa c'è Correggio, in provincia di Reggio nell'Emilia, con il 92,5% di differenziata. Seguono due comuni campani, Bacoli con il 91,2% e Ottaviano con il 91,1%, poi Bra in Piemonte con il 91% e Paese, nel trevigiano, con il 90,7%.
Subito sotto il podio si addensano i distretti storici della differenziata: Suzzara nel mantovano al 90,5%, Montebelluna all'89,3%, Capannori in Toscana, pioniera della strategia rifiuti zero, all'88,8%, e una pattuglia emiliana compatta con Castelfranco Emilia, Mirandola e Scandiano tutte sopra l'88,5%. Tra le città capoluogo spicca Ferrara, all'88,4%: la prova che anche un capoluogo di provincia con più di 130.000 abitanti può viaggiare a livelli di eccellenza.
Le 15 città più ricicline d'Italia
Percentuale di raccolta differenziata nei comuni con più di 20.000 abitanti, dati ISPRA 2024
Il Nord-Sud che si ribalta
La geografia della differenziata smonta lo stereotipo di un Mezzogiorno irrimediabilmente indietro. Nella classifica delle città ricicline, la Campania piazza tre comuni nei primi quindici: Bacoli e Ottaviano sul podio e Marcianise all'87,9%. La provincia di Napoli, che quindici anni fa era il simbolo dell'emergenza rifiuti, oggi ospita alcuni dei sistemi di raccolta più efficienti del Paese. E tra i piccoli comuni il primato nazionale assoluto è di Domicella, in provincia di Avellino, che sfiora il 100%.
Il ritardo, però, non è scomparso: si è concentrato. Tra le città con più di 20.000 abitanti, le ultime posizioni sono quasi tutte nel Mezzogiorno: Palma di Montechiaro, in Sicilia, è ultima con il 12,4% di differenziata, seguita da Pagani in Campania con il 13,7% e da Palermo, quinta città d'Italia, ferma al 17,3%. Subito sopra ci sono Taranto e Foggia, entrambe al 24,3%, e Castel Volturno al 26,9%. Il problema non è più il Sud in blocco: è una frattura interna alle stesse regioni, con comuni virtuosi e comuni in emergenza a pochi chilometri di distanza.
Le città più indietro nella differenziata
Percentuale di raccolta differenziata più bassa tra i comuni con più di 20.000 abitanti, dati ISPRA 2024
Dove si concentrano i comuni più ricicloni
Distribuzione regionale dei primi 50 comuni italiani per percentuale di raccolta differenziata
Chi produce meno rifiuti: la vera virtù
Differenziare è importante, ma il gradino più alto della gerarchia europea dei rifiuti è non produrli affatto. E qui la classifica cambia completamente volto: i comuni che producono meno rifiuti per abitante sono piccoli centri delle aree interne del Sud. Il primato è di Spinete, in provincia di Campobasso, con appena 85 chilogrammi di rifiuti urbani per abitante all'anno, seguito da Fardella e Teana, nel potentino, con 86 e 95 chilogrammi.
Per dare una misura: la media di una grande città italiana supera i 500 chilogrammi per abitante. Nei piccoli comuni di Molise, Basilicata e Calabria pesano stili di consumo più sobri, l'autocompostaggio diffuso e l'assenza di flussi turistici e commerciali. Sono territori spesso in spopolamento, e questo è il rovescio della medaglia: produrre pochi rifiuti, in Italia, è anche un sintomo demografico.
I comuni che producono meno rifiuti
Rifiuti urbani prodotti per abitante in un anno, valori più bassi d'Italia, dati ISPRA 2024
Il paradosso dei comuni turistici
All'estremo opposto della classifica si trova un fenomeno solo apparentemente scandaloso: i comuni che producono più rifiuti per abitante sono quasi tutti località turistiche. Limone sul Garda guida con 3.324 chilogrammi per residente all'anno, quasi quaranta volte Spinete. Seguono Bentivoglio, nel bolognese, con 2.545 chilogrammi, Lignano Sabbiadoro con 2.325 e Portofino con 2.260.
Il motivo è statistico prima che ambientale: i rifiuti li producono anche i turisti, ma il denominatore conta solo i residenti. Limone sul Garda ha circa mille abitanti e milioni di presenze turistiche ogni anno; Portofino è il caso limite di un borgo minuscolo visitato da folle enormi. Il caso di Bentivoglio è diverso ancora: lì pesano i poli logistici e produttivi i cui rifiuti assimilati finiscono nel conteggio urbano. È un promemoria importante per leggere qualsiasi classifica pro capite: il dato dice sempre la verità, ma non sempre la verità che sembra.
I comuni che producono più rifiuti per abitante
Rifiuti urbani per residente: in testa le località turistiche, dove i visitatori gonfiano il numeratore, dati ISPRA 2024
L'obiettivo europeo del 65% e la strada che resta
La direttiva europea fissa al 65% l'asticella della raccolta differenziata, e la fotografia comunale dice che l'Italia è un Paese a tre velocità. C'è un'Italia che l'obiettivo lo ha superato da anni, fatta di distretti interi, il Veneto trevigiano, l'Emilia, gran parte della Lombardia di provincia, e di sorprese meridionali come la cintura virtuosa della Campania. C'è un'Italia metropolitana che ci sta arrivando, con Milano al 63,3% ormai sulla soglia. E c'è un'Italia ferma sotto il 30%, concentrata in alcune aree di Sicilia, Calabria e Puglia, dove il ritardo impiantistico e gestionale resta strutturale.
La lezione dei dati 2010-2024 è però incoraggiante: nessun ritardo è irreversibile. Bacoli e Ottaviano, oggi sopra il 91%, partivano da percentuali da emergenza. Milano ha guadagnato trenta punti in quindici anni. La differenziata è una delle poche politiche pubbliche in cui i risultati, quando si fanno le scelte giuste, arrivano nel giro di due o tre anni e restano. Puoi esplorare i dati del tuo comune, con la serie storica completa dal 2010, nelle pagine dedicate di DatiItalia.