Quando si parla di sicurezza in Italia, la percezione e i dati raccontano spesso due storie diverse. Le cronache si concentrano sulle grandi città, ma quando si misurano i delitti denunciati in rapporto alla popolazione emergono geografie inattese: province piccole che scalano la classifica dei reati e capoluoghi del Sud che risultano tra i territori più tranquilli del Paese.
In questa analisi mettiamo in fila i dati sulla criminalità a livello provinciale: delitti totali, furti, rapine, omicidi e truffe, sempre espressi ogni 100.000 abitanti per rendere confrontabili territori di dimensioni molto diverse. Una precisazione importante: tutte le classifiche di questo articolo riguardano le province, non i singoli comuni. Il dato provinciale aggrega i reati denunciati in tutto il territorio, dal capoluogo ai paesi più piccoli. Il confronto copre 50 province italiane per cui sono disponibili i dati.
Perché il tasso per 100.000 abitanti cambia tutto
In valore assoluto, Roma e Milano dominano qualsiasi statistica criminale: nel 2024 la provincia di Roma ha registrato 271.779 delitti e quella di Milano 226.860. Ma Roma e Milano sono anche i territori più popolosi d'Italia, e contare i reati senza considerare quante persone vivono ed entrano ogni giorno in quei territori dice poco sul rischio reale.
Il tasso per 100.000 abitanti normalizza il confronto. Ed è qui che la classifica si ribalta: in cima non c'è una metropoli, ma il Verbano-Cusio-Ossola, piccola provincia piemontese al confine con la Svizzera, con 9.585 delitti ogni 100.000 abitanti. Al secondo posto Barletta-Andria-Trani con 8.505. Milano, terza con 6.974, è la prima grande area metropolitana, seguita da Firenze con 6.566 e Roma con 6.433.
Il caso del Verbano-Cusio-Ossola merita una lettura attenta: in una provincia di dimensioni contenute, un numero relativamente limitato di denunce in valore assoluto, 14.634 nel 2024, produce un tasso altissimo. Pesano anche i flussi transfrontalieri e turistici, che gonfiano i reati senza comparire nel denominatore dei residenti. È un promemoria utile: il tasso per 100.000 abitanti è lo strumento più onesto che abbiamo, ma nessun indicatore va letto da solo.
Le 15 province con più delitti denunciati
Delitti totali ogni 100.000 abitanti, ultimo anno disponibile
Le province con più reati: non solo metropoli
La parte alta della classifica mescola due profili. Da un lato le grandi aree urbane e turistiche, Milano, Firenze, Roma, dove la densità di persone, pendolari e visitatori moltiplica le occasioni di reato, soprattutto predatorio. Dall'altro province medio-piccole come il Verbano-Cusio-Ossola, Barletta-Andria-Trani e Asti, dove i tassi elevati raccontano dinamiche locali specifiche, dai furti nelle aree commerciali alle truffe.
Colpisce l'assenza, ai vertici, di molte province del Mezzogiorno che l'immaginario collettivo assocerebbe alla criminalità. La criminalità organizzata, infatti, genera relativamente poche denunce: i reati che dominano queste statistiche sono quelli diffusi e denunciabili, furti, truffe, danneggiamenti, più frequenti dove c'è più ricchezza da sottrarre e più fiducia nelle istituzioni a cui denunciare. Anche la propensione alla denuncia varia da territorio a territorio ed è una lente di cui tenere conto.
Le 15 province più sicure d'Italia
Delitti totali ogni 100.000 abitanti, dal valore più basso
Le province più sicure: Cuneo senza rivali
La provincia più sicura d'Italia è Cuneo, con appena 727 delitti ogni 100.000 abitanti: meno di un tredicesimo del Verbano-Cusio-Ossola e circa la metà della seconda classificata, Novara, ferma a 1.453. La 'provincia Granda' piemontese, territorio vasto, popolazione distribuita in centri medio-piccoli, economia solida, si conferma un caso di studio per la sicurezza.
Sul podio delle più sicure c'è anche Oristano con 1.609 delitti per 100.000 abitanti, seguita da Potenza con 2.022 e Benevento con 2.257. È un dato che smonta lo stereotipo che associa il Sud all'insicurezza: tra le dieci province più tranquille d'Italia compaiono Oristano, Potenza, Benevento, Enna e Cosenza, insieme a territori alpini e pedemontani come Sondrio, Treviso, Pordenone e Belluno. Le aree interne del Mezzogiorno e la montagna del Nord condividono lo stesso profilo: comunità coese, bassa densità, poca criminalità predatoria.
Delitti denunciati in Italia, 2019-2024
Totale nazionale dei delitti denunciati alle forze di polizia per anno
Il trend nazionale: il crollo del 2020 e la risalita
La serie storica nazionale racconta con chiarezza l'effetto pandemia. Nel 2019 in Italia erano stati denunciati 2.327.163 delitti; nel 2020, con i lockdown che hanno svuotato strade, negozi e mezzi pubblici, le denunce sono crollate a 1.921.440, oltre 400.000 in meno in un solo anno. I furti, il reato più sensibile alla presenza di persone e merci in circolazione, sono passati da 1.086.784 a 732.043.
Da allora la risalita è stata costante: 2.128.774 delitti nel 2021, 2.282.208 nel 2022, 2.368.526 nel 2023, fino ai 2.429.760 del 2024, il valore più alto dell'intero periodo, circa il 4 per cento sopra il livello pre-pandemia. La normalizzazione della vita sociale ha riportato con sé la criminalità predatoria, e alcune categorie di reato, come vedremo con le truffe, sono cresciute ben oltre i livelli del 2019.
Furti: le 10 province più colpite
Furti denunciati ogni 100.000 abitanti
Rapine: le 10 province più colpite
Rapine denunciate ogni 100.000 abitanti
Furti e rapine: la geografia del reato predatorio
I furti sono quasi metà di tutti i delitti denunciati: 1.069.169 nel 2024 su 2.429.760 totali. La classifica provinciale vede in testa Barletta-Andria-Trani con 3.959 furti ogni 100.000 abitanti, seguita a stretto giro da Milano con 3.712 e Roma con 3.682. Subito dietro, ancora una volta, il Verbano-Cusio-Ossola con 3.637.
Le rapine, che a differenza dei furti comportano violenza o minaccia, disegnano una mappa più urbana. Milano guida con 138 rapine ogni 100.000 abitanti, davanti a Firenze con 111, Barletta-Andria-Trani con 110 e Bologna con 106. A livello nazionale le rapine denunciate nel 2024 sono state 29.119, in crescita rispetto alle 24.607 del 2019: è una delle poche categorie di reato violento che ha superato nettamente i livelli pre-pandemia, un segnale che le grandi città conoscono bene.
Truffe e frodi informatiche: le 10 province più colpite
Truffe e frodi denunciate ogni 100.000 abitanti
Truffe: il reato che cresce nell'era digitale
Le truffe e le frodi informatiche sono il volto nuovo della criminalità: non servono strade buie, basta una connessione. In testa alla classifica c'è di nuovo il Verbano-Cusio-Ossola con 1.303 truffe denunciate ogni 100.000 abitanti, seguito da Barletta-Andria-Trani con 1.269 e Asti con 1.156. Cagliari, quarta con 783, è la prima provincia insulare.
La distribuzione delle truffe è molto più uniforme di quella di furti e rapine, perché il reato viaggia online e colpisce ovunque ci siano vittime potenziali, spesso anziani. Anche nella provincia più virtuosa, Cuneo, si contano comunque 192 truffe ogni 100.000 abitanti: nessun territorio è davvero al riparo. È la categoria di reato su cui la prevenzione, dall'educazione digitale alla protezione dei dati personali, può fare la differenza più grande nei prossimi anni.
Le regioni delle 50 province in classifica
Distribuzione regionale delle province ordinate per delitti totali per 100.000 abitanti
Omicidi: l'Italia resta uno dei Paesi più sicuri
Un capitolo a parte meritano gli omicidi volontari, il reato più grave e anche il più raro. Nel 2024 in Italia ne sono stati registrati 327, in lieve calo rispetto ai 342 del 2023 e su livelli simili ai 319 del 2019: in prospettiva storica e internazionale, l'Italia resta uno dei Paesi con meno omicidi al mondo in rapporto alla popolazione.
Proprio per la loro rarità, le classifiche provinciali degli omicidi vanno lette con grande cautela: in una provincia piccola, due o tre casi in un anno bastano a produrre un tasso elevato. Nuoro guida con 2,6 omicidi ogni 100.000 abitanti, che corrispondono però ad appena 5 casi; seguono il Verbano-Cusio-Ossola con 2 e Cagliari con 1,9. Numeri così piccoli oscillano molto da un anno all'altro e non descrivono una pericolosità strutturale.
Come leggere questi dati
Tre avvertenze finali. Primo: i dati misurano i delitti denunciati, non quelli commessi; la propensione alla denuncia varia per territorio e per tipo di reato. Secondo: il denominatore è la popolazione residente, e nei territori ad alta presenza turistica o pendolare il tasso risulta gonfiato. Terzo: queste classifiche riguardano le province, mentre su DatiItalia trovi anche l'analisi della sicurezza stradale comune per comune, che racconta un'altra dimensione, complementare, della sicurezza dei territori italiani.