Non tutti i territori partono dalle stesse condizioni. L'ISTAT misura la vulnerabilità dei comuni italiani con un indice composito di fragilità che combina dimensioni sociali, economiche e ambientali: dal tasso di occupazione al livello di istruzione, dall'accesso ai servizi essenziali fino all'esposizione al rischio idrogeologico.
L'indice è espresso in decili, da 1 a 10: più il valore è alto, più il comune è fragile. In questa analisi guardiamo ai dati di 7.889 comuni italiani, scendendo poi nel dettaglio delle singole componenti: occupazione, istruzione e rischio frane.
I 15 comuni con l'indice di fragilità più alto
Indice composito di fragilità ISTAT in decili: 10 indica la massima fragilità
Dove si concentra la fragilità
I comuni che toccano il decile massimo, 10 su 10, sono quasi sempre piccoli centri di montagna o di aree interne: Parzanica in provincia di Bergamo, Fosciandora in Garfagnana, Saint-Oyen e Bionaz in Valle d'Aosta, Trezzone e Cavargna sul lago di Como, Savogna in Friuli. Comunità minuscole dove si sommano spopolamento, invecchiamento, lavoro scarso e territorio difficile.
È una geografia che sorprende chi associa la fragilità soltanto al Mezzogiorno: l'indice fotografa una debolezza strutturale che attraversa tutto l'arco alpino e appenninico. La fragilità italiana è prima di tutto la fragilità delle aree interne, a qualunque latitudine.
La mappa 3D della fragilità comunale
Indice di fragilità ISTAT per ciascun comune: colonne più alte indicano maggiore vulnerabilità
I 10 comuni con il tasso di occupazione più basso
Tasso di occupazione comunale: i valori minimi d'Italia
Occupazione: il divario tra estremi è di 50 punti
La componente più pesante della fragilità è il lavoro. A Giffone, in provincia di Reggio Calabria, lavora appena il 34,96 per cento della popolazione in età attiva; valori simili a Casalattico nel Frusinate con il 35,22 per cento, a Gurro nel Verbano-Cusio-Ossola con il 35,56 e a Francofonte nel Siracusano con il 37,52.
All'estremo opposto, piccoli comuni come Fascia in provincia di Genova raggiungono l'86,21 per cento, Ceresole Reale nel Torinese l'85,87 e Pedesina in Valtellina l'85,71. Tra il comune con più occupati e quello con meno c'è uno scarto di oltre 50 punti percentuali: due Italie del lavoro che convivono nello stesso Paese. Attenzione però ai numeri piccoli: nei comuni con poche decine di residenti in età lavorativa, pochi occupati in più o in meno spostano molto la percentuale.
I 10 comuni con la quota più alta di bassa istruzione
Percentuale di popolazione con basso livello di istruzione
Istruzione: dove i titoli di studio restano un miraggio
La seconda componente è il capitale umano. A Val Rezzo, in provincia di Como, il 78,89 per cento della popolazione ha un basso livello di istruzione; seguono Pagnona nel Lecchese con il 74,52 per cento e Mogorella in provincia di Oristano con il 72,17. In classifica compaiono anche Nardodipace in Calabria e Castelmagno nel Cuneese.
Anche qui il filo conduttore non è il Sud, ma la marginalità: piccoli comuni montani dove le generazioni più istruite sono emigrate da decenni, lasciando una popolazione anziana che ha frequentato la scuola in un'altra epoca. La bassa istruzione, in questi territori, è insieme causa ed effetto dello spopolamento.
I 10 comuni più esposti al rischio frane
Percentuale di popolazione residente in aree a rischio frana
Rischio frane: la Valle d'Aosta domina la classifica
La terza dimensione è ambientale. A Pontboset, in Valle d'Aosta, il 98,63 per cento della popolazione vive in aree classificate a rischio frana: praticamente l'intero paese. La parte alta della classifica è un mosaico valdostano: Rhêmes-Saint-Georges con il 97,44 per cento, Oyace con il 96,34, Issime con il 96, e compare anche Courmayeur, località simbolo del turismo alpino.
Il dato non significa che una frana sia imminente, ma misura quanta popolazione vive in zone perimetrate come pericolose dai piani di assetto idrogeologico. In valli strette e ripide, semplicemente, non esiste un altrove dove costruire.
Perché questi dati contano
L'indice di fragilità non è un esercizio statistico: è lo strumento con cui si possono orientare le politiche per le aree interne, dalla sanità di prossimità alla banda larga, dalle scuole di montagna alla prevenzione idrogeologica. Conoscere comune per comune dove si concentrano le vulnerabilità è il primo passo per non lasciare indietro i territori più deboli.